Passeggiava lungo il canale, quando guardando verso la casa di Anna Frank decise di sedersi su una panchina dalla parte opposta, non per ammirare la casa, ma le persone che aspettavano di entrare.
Provava un senso di appartenenza al mondo guardandoli, scrutando vide se stessa con un ragazzo mano per la mano sembrava innamorata e anche lui.
Le diceva cose dolci, l'ammaliava con le sue parole, i suoi gesti e le sue carezze nulla le faceva più credere che si sarebbero divisi, sarebbero stati una cosa sola per sempre.
Il giorno in cui lo conobbe, aveva bevuto il suo solito caffè e come al solito si era preparata per andare al lavoro ormai non sembrava più provare emozioni, le disgrazie non la facevano soffrire, nell'amore non sentiva più sincerità e i risultati voluti non sembrava li avesse mai desiderati.
Lui invece giocava con le persone per sfogare quella rabbia che da sempre lo aveva trascinato in un tunnel senza uscita.. non sapeva di essere crudele, o forse sin da piccolo si era allenato per diventare così ?
Lei arrivata al lavoro non riusciva più a camminare, le gambe tremavano e soffrivano, la luce rosastra e arancione del tramonto sembrava ricoperta da un velo biancastro che rendeva l'atmosfera divina, ma ai suoi occhi le ricordava solo i pianti sul balcone all'alba.
Lui era seduto al ristorante, l'aveva notata appena entrato.
Subito cercò di rubare uno sguardo da lei o almeno un segno per poter amarrare la preda.
lunedì 10 ottobre 2016
Ostinata
domenica 19 giugno 2016
Non so chi sono e dove sono.
7Mi ritrovo su questa nave, un pò mal messa, all'apparenza sembra una casa ma dall'ondeggiamento e dalla vista si capisce subito di no.
non capisco cosa io ci faccia però vedo una mia amica e mi torna in mente tutto, stavo cercando degli indizi che ci facessero scoprire la verità sui nostri veri genitori, anche se sapevo chi erano i miei il dubbio non scompariva.
Arrivammo in un salotto che mi ricordava i tipico stile da americani medi, sai divano mal messo verde in una specie di velluto ormai usurato dagli anni, una carta da parati degna di ogni nonna, una moquette sul beige sporca con macchie che facevano pensare a macchie di birra o di sangue.
Non capivamo bene dove andare allora iniziammo ad aprire tutti i cassetti, solo che all'improvviso una mano tocco la mia spalla e dal davanti vidi una donna bionda con i capelli lunghi e boccolosi che ci guardava in un modo tenero, cercai con lo sguardo Margherita ma avevo troppa paura e decisi di girarmi, era un uomo trasandato ma non troppo con la barba lasciata leggermente crescere che mi guardava preoccupato come se avessi scoperto qualcosa e allora li capii tutto, Margherita e tanta altra gente erano miei fratelli e sorelle.
L'uomo mi disse : Laura non avere paura appena sarà il momento capirete tutto da soli.
Nel dubbio se fidarmi o no iniziai a correre presi con forza margherita dal polso e raggiungemmo gli altri passeggeri della nave.
All'improvviso capii che non era importante chi fossero i miei genitori anche perchè il ragionamento che avevo fatto non poteva nascere dalla mia testa così dal nulla, qualcuno me lo aveva infilato o forse mi avevano cancellato qualcosa, sentivo che una parte di me non c'era più.
Andai verso il ponte dove trovai tutto il resto dei passeggeri che confusi guardavano il cielo, quando alzai gli occhi vidi uno degli spettacoli più belli al mondo, un'infinità di sfumature di arancione viola azzurro uniti a crearne uno ma allo stesso tempo divisi da soffici linee invisibili, spruzzi di nuvole riflettevano i colori rendendoli ancora più vivaci, il sole era di un verde menta contornato da raggi neri che si muovevano in armonia perfetta.
Solo dopo esser riuscita a distaccare lo sguardo da quella meraviglia notai le navi che volavano in esso tra cui la mia.