sabato 10 novembre 2018

io mi chiedo perché... torturarci cosi soffrire cosi di passioni inutili, inutili dilemmi sul pensiero o sul sesso o sul perché siamo qui quando la vera domanda è, ma mi amo? mi amo abbastanza? mi amo a tal punto da non aver bisogno di sapere se gli altri provano lo stesso per me..


lunedì 10 ottobre 2016

Ostinata

Passeggiava lungo il canale, quando guardando verso la casa di Anna Frank decise di sedersi su una panchina dalla parte opposta, non per ammirare la casa, ma le persone che aspettavano di entrare.
Provava un senso di appartenenza al mondo guardandoli, scrutando vide se stessa con un ragazzo mano per la mano sembrava innamorata e anche lui.
Le diceva cose dolci, l'ammaliava con le sue parole, i suoi gesti e le sue carezze nulla le faceva più credere che si sarebbero divisi, sarebbero stati una cosa sola per sempre.
Il giorno in cui lo conobbe, aveva bevuto il suo solito caffè e come al solito si era preparata per andare al lavoro ormai non sembrava più provare emozioni, le disgrazie non la facevano soffrire, nell'amore non sentiva più sincerità e i risultati voluti non sembrava li avesse mai desiderati.
Lui invece giocava con le persone per sfogare quella rabbia che da sempre lo aveva trascinato in un tunnel senza uscita.. non sapeva di essere crudele, o forse sin da piccolo si era allenato per diventare così ?
Lei arrivata al lavoro non riusciva più a camminare, le gambe tremavano e soffrivano, la luce rosastra e arancione del tramonto sembrava ricoperta da un velo biancastro che rendeva l'atmosfera divina, ma ai suoi occhi le ricordava solo i pianti sul balcone all'alba.
Lui era seduto al ristorante, l'aveva  notata appena entrato.
Subito cercò di rubare uno sguardo da lei o almeno un segno per poter amarrare la preda.

domenica 19 giugno 2016

Non so chi sono e dove sono.

7Mi ritrovo su questa nave, un pò mal messa, all'apparenza sembra una casa ma dall'ondeggiamento e dalla vista si capisce subito di no.
non capisco cosa io ci faccia però vedo una mia amica e mi torna in mente tutto, stavo cercando degli indizi che ci facessero scoprire la verità sui nostri veri genitori, anche se sapevo chi erano i miei il dubbio non scompariva.
Arrivammo in un salotto che mi ricordava i tipico stile da americani medi, sai divano mal messo verde in una specie di velluto ormai usurato dagli anni, una carta da parati degna di ogni nonna, una moquette sul beige sporca con macchie che facevano pensare a macchie di birra o di sangue.
Non capivamo bene dove andare allora iniziammo ad aprire tutti i cassetti, solo che all'improvviso una mano tocco la mia spalla e dal davanti vidi una donna bionda con i capelli lunghi e boccolosi che ci guardava in un modo tenero, cercai con lo sguardo Margherita ma avevo troppa paura e decisi di girarmi, era un uomo trasandato ma non troppo con la barba lasciata leggermente crescere che mi guardava preoccupato come se avessi scoperto qualcosa e allora li capii tutto, Margherita e tanta altra gente erano miei fratelli e sorelle.
L'uomo mi disse : Laura non avere paura appena sarà il momento capirete tutto da soli.
Nel dubbio se fidarmi o no iniziai a correre  presi con forza margherita dal polso e raggiungemmo gli altri passeggeri della nave.
All'improvviso capii che non era importante chi fossero i miei genitori anche perchè il ragionamento che avevo fatto non poteva nascere dalla mia testa così dal nulla, qualcuno me lo aveva infilato o forse mi avevano cancellato qualcosa, sentivo che una parte di me non c'era più.
Andai verso il ponte dove trovai tutto il resto dei passeggeri che confusi guardavano il cielo, quando alzai gli occhi vidi uno degli spettacoli più belli al mondo, un'infinità di sfumature di arancione viola azzurro uniti a crearne uno ma allo stesso tempo divisi da soffici linee invisibili, spruzzi di nuvole riflettevano i colori rendendoli ancora più vivaci, il sole era di un verde menta contornato da raggi neri che si muovevano in armonia perfetta.
Solo dopo esser riuscita a distaccare lo sguardo da quella meraviglia notai le navi che volavano in esso tra cui la mia.

giovedì 17 settembre 2015

Coppie?

Sono circondata da tutte queste coppie e guardandoli ho paura di diventare così.
Quando escono da soli parlano della persona, che ipoteticamente amano, come uno stress, un peso come se stessero da dio senza l'altro per poi svegliarsi la mattina e come cani scrivere il messaggino del buon giorno.
Quando li vedo chiedo "ma non puoi uscire a divertirti con il tuo ragazzo/a?" E la risposta è quasi sempre questa: "ma sei pazza? Non riesco a divertirmi con lui/lei" , ma allora perché non cambiate? Non trovate qualcuno pazzo quanto voi e uscite a ubriacarvi, ballare, fare pazzie che ricorderete per sempre o semplicemente stare in casa sentire musica bere un po di buon vino e fare l'amore?
Io dal mio lato sto bene da sola perché, detta come va detta, io non mi accontento.
Voglio una persona al mio fianco per cui la gente non debba chiedermi se mi diverto o no con lei perché soltanto guardandoci capirà che siamo fatti per stare insieme.
Ecco perché sto bene sola per ora e perché vedo gli altri e non li capisco.

mercoledì 16 settembre 2015

Confusione

Sono confusa dal mondo che mi circonda a 20 anni mi sento piccola ma grande, piccola per decidere il mio futuro o la persona che amerò (se mai succederà), ma allo stesso troppo grande per cambiare.
Assurdo il mondo assurdo che mi debba fare questi problemi.
Comunque questo sito è fatto più per raccogliere i miei pensieri e provare ad esternarli dopo averli scritti per anni.

martedì 15 settembre 2015

Sogno per la musica

Mi ritrovo catapultata in questa città antica circondata da mura, tutto mi sembra così caratteristico e misterioso. Inizio a camminare sentendo da lontano qualcosa che mi attira, arrivo in una piazza e vedo persone sedute con il volto di qualcuno a cui è appena stato sottratto qualcosa.
All'improvviso vedo una nube grigia informe piena di volti urlanti che si spingono tra loro come se volessero evadere, si sfama di musica lasciando le persone in silenzio, corro via da quell'incubo attraverso una vietta di questa città in pietra lasciando alle mie spalle quella nube e rincorrendo una musica jazz in lontananza accompagnata da una voce così bella da farmi venire la pelle d'oca, corro cercando di chiudere ogni possibilità alla nube di seguirmi e trovare anche lei quel dolce suono.
Arrivata ad una porticina piccola in legno con appesa una maniglia oro arruginita dal tempo decido di afferrarla aprendola e ritrovandomi in questo strano cortile in cui i muri sono ricoperti da rampicanti e ci sono una decina, se non meno, di persone che mi fissano forse incuriosite da dove io sia arrivata.
Sono tutti eleganti, uomini in completi bianchi abbinati a Borsalini e piume di colori diversi, donne con vestiti svolazzanti ricamati con perle da colori sgargianti.
Sento uno sguardo intenso su di me, uno di quelli che ti fa venire i brividi in tutto il corpo ti paralizza e senti palpitare il cuore all'impazzata come se fosse in testa, ma decido di girarmi e vedo lei che mi guarda con degli occhi verde smeraldo, gli occhi più grandi che io abbia mai visto e i suoi capelli biondi, ondulati raccolti a destra con una forcina.
A primo impatto mi sembrava una donna di un'altra epoca, io ancora immobile e lei che si avvicina a me e mi prende la mano accompagnandomi a sedermi come se volesse mostrarmi qualcosa.
Tutte le persone tornano a guardare lei e mi accorgo che alle sue spalle ci sono un chitarrista un trombettista e un pianista, che iniziano a suonare quella musica che tanto stavo cercando colmando quel vuoto che sentivo. Quel vuoto che da tempo non capivo come cancellare.